22 luglio 2018

Devotion di Patti Smith: perché scrive, spiegato da come scrive.


Qualche settimana fa, stavo per prendere un aereo e mentre facevo a mente la lista di tutte le cose che erano nel mio bagaglio e che avrei dovuto portare, mi sono accorta di non aver preso nessun libro da leggere.
Nessuno dei libri che mi guardano dalla pila sul comodino ogni sera, proprio stavolta che le ore di viaggio mi avrebbero garantito un po' di tranquillità.
Non mi piace. Decido di rimediare comprandone un altro. Sicuramente il caso mi porterà alla lettura giusta per questo viaggio. Faccio quindi una breve sosta in libreria, ma c'è un problema: io sono una di quelle che viaggia low-cost con un piccolo bagaglio a mano, ed è tutto già maledettamente pieno.
Quindi mi propongo di fare un giro tra gli scaffali con il poco nobile scopo di trovare un libro piccolo. Piccolo di formato, breve di pagine. Ah e poi lo voglio bello, interessante, breve ma denso così nel caso lo rileggo due volte e sono contenta lo stesso.
Non è facile e io ho fretta. Mi vengono in mente due alternative: poesia o racconto di viaggio. Dovrei cavarmela. Che se sbaglio romanzo invece poi ci rimango male.

E poi c'è lei.
Patti Smith, una delle donne che mi ispirano più al mondo, che ha scritto questo volumetto dal titolo "Devotion", che vedo esposto su uno scaffale delle novità. Strano che mi sia sfuggito. Comunque è un piccolo cartonato. Ma è leggero, di piccolo formato, 130 pagine.
Lo prendo un'altra volta forse.

E invece no, lo prendo ora, perché il sottotitolo di "Devotion" è "Perché scrivo". E ti prego dimmelo perché scrivi, che io senza una motivazione non so stare al mondo. Magari la tua vale anche per me, o me la faccio andare bene. O la schifo così tanto che ne trovo una mia. Solo per il piacere di fare il contrario.

Insomma lo prendo, e scappo che ho fretta.
E poi sarebbe comunque finito nella mia libreria, nello scaffale di Patti, dove tengo i libri di Patti e di Robert (Mapplethorpe). Adoro (ne trovate di varie dentro questo blog).

Che poi Patti, io l'ho scoperta da adulta, peccato per il ritardo.
Amo come Patti Smith sa raccontarsi. Si racconta bene come fanno gli uomini. Credo.
Patti esprime liberamente il suo corpo e i suoi pensieri. Da quando è nata secondo me.
Ah! Voglio seguire la tua via.

A parte le divagazioni, ho scoperto che il libro che ho comprato era diverso da come me l'aspettavo. In modo positivo.

Ho letto vari libri sulla scrittura, è un genere che mi appassiona, e poi alla fine dei conti scrivo pure io tutto il giorno. Che poi scriviamo tutti tutto il giorno - alcuni più, alcuni meno -  tra e-mail, social network e chat (ok, salutiamo anche i messaggi vocali se no si offendono e baci alle emoticon).
Certo, è una scrittura meno nobile di quella che immaginavo da bambina, una cosa prêt-à-porter, una scrittura utile, una scrittura per farmi capire. Ma che si scrive a fare se non per comunicare qualcosa?

Comunque tornando a "Devotion", mi aspettavo un saggio breve e invece il volume è un breve memoir di un periodo particolare, un tour di presentazioni di Patti Smith in Francia, intervallato da racconto di pura fiction e una considerazione finale sul tema della scrittura.

La narrazione del vissuto del viaggio francese procede soffermandosi ogni tanto su oggetti, azioni, sensazioni, ricordi che influenzano l'autrice a vario titolo. Eccola qua l'ispirazione, eccolo qua l'ascolto. L'autrice è in ascolto, le cose che succedono la attraversano, mai incolume.

Il racconto che inizia vede seminati qua e là gli oggetti, le azioni, le sensazioni che abbiamo letto poco prima. Sono sotto i nostri occhi, se vogliamo coglierli. Ecco come scrive l'autrice, ecco come trasforma la vita in parola. Al di là del valore intrinseco di quel racconto, è uno spazio in cui riusciamo a cogliere come funziona la mente dell'autrice e come funziona la sua scrittura, il suo processo creativo.

Dopo quel racconto speravo proprio che Patti Smith tornasse da me, lettrice a dirmi: ecco come si scrive, ecco quello che funziona ed ecco quello che non funziona, ora analizziamo tutto.

E invece no, nella conclusione del libro si torna sulla domanda principale, quella del perché si scrive. E la risposta sta nello spazio tra il compito che ci siamo dati e il sogno che vorremmo realizzare.

Dalla lettura di questo libro ho capito due cose: che devo andare a Parigi, e che il motivo che la porta a scrivere vale anche per me.

17 novembre 2016

Prendiamoci un caffè su Mangialibri.com

Screenshot della pagina del sito



Spoiler Alert: Qui svelo il mio segreto. Perché i capelli rosa?

C'è un bel blog che si occupa di letteratura, Mangialibri.com, che tra le varie rubriche, recensioni delle opere e interviste agli autori, dedica spazio anche agli "addetti ai lavori" dell'editoria italiana, soprattutto quella indipendente.

Questo spazio si chiama Un caffè con... , quattro chiacchiere informali con direttori editoriali, redattori, traduttori e, cosa abbastanza inedita, responsabili e addetti uffici stampa.

Visto che il "dietro le quinte" dei vari mestieri è una cosa che incuriosisce un po' tutti, vi invito a sfogliare queste pagine. Sono tutti punti di vista molto interessanti, sia per i curiosi, sia per chi vorrebbe un giorno fare questo lavoro.

Anch'io ho risposto con piacere a qualche domanda che mi ha inviato la redazione a proposito del mio lavoro in BAO Publishing.

Questo il link dell'intervista:

Un caffè con... Daniela "Odri" Mazza

Ah, e si, mi hanno chiesto anche perché porto i capelli rosa. Nel link la risposta.



21 agosto 2016

6 lezioni pop di Robert Mapplethorpe (dal libro di Jack Fritscher)





Ho letto con grande interesse il libro di Jack Fritscher "Robert Mapplethorpe. Fotografia a mano armata", uscito quest'anno in libreria. Anno in cui ricorrono i 70 anni dalla nascita di Mapplethorpe (nato a New York il 4 novembre 1946) e che ha visto una bellissima e importante retrospettiva al Getty Museum e al LACMA di Los Angeles "Robert Mapplethorpe: The perfect medium"
e il documentario senza censure prodotto da HBO (spero di vederlo presto anche in Italia).

Il volume, più di trecento pagine, ben scritto, è un perfetto complemento biografico all'altra lettura per me imprescindibile sul tema dell'affascinante fotografo americano, lettura che mi ha appassionato tantissimo per vari mesi, ovvero il libro di Patti Smith "Just Kids" (ne ho parlato QUI).

Di fatto, si tratta del ritratto di un artista che si esprimeva attraverso la fotografia e che per tutta la vita ha lavorato sul binomio esplosivo di amore e morte. Fritscher stesso scrive:"Non mi interessano gli aspetti cronologici o la tecnica fotografica." Qui si parla infatti di ricordi molto personali di un amico, amante, e compagno di avventure professionali.
Eppure, c'è molto più del pettegolezzo del "chi andava a letto con chi" o del puro memoir. Il libro è un'emozionante cavalcata dentro un'epoca, e illustra una viva panoramica su tre decenni non solo di fotografia ma con lo sguardo che spazia dall'arte sull'intera industria culturale, tra mainstream e sottoculture metropolitane, analizzando l'opera di Mapplethorpe dal punto di vista di amico, amante, scrittore, editore e attivista del movimento gay americano.
C'è il rapporto di Mapplethorpe con la fotografia, con il sesso, la droga, con la cultura gay, con la cultura mainstrem etero, con la scena artistica di New York, la scena di San Francisco, l'abisso che ha diviso lo spirito degli anni Settanta pre-AIDS con quello degli anni Novanta Post-AIDS, passando per il decennio chiave degli anni Ottanta, la censura e tutto quel che ne comporta.
Il tutto attraverso interviste con chi Mapplethorpe l'ha conosciuto (nel bene e nel male), articoli usciti sulla stampa e memorie private, citando una marea di film, dischi e libri d'ispirazione.
Un racconto appassionato e ben documentato dal punto di vista del valore artistico dell'opera che Robert ha lasciato in eredità al mondo, partendo dall'assunto di base di Fritscher che "L'arte deve fare paura. Altrimenti è intrattenimento." 

Poi ci sono anche alcune foto. Le foto che altri fotografi hanno scattato a Mapplethorpe. Curiose, visto che parliamo di un artista che nell'autoritratto ha raccolto la summa dell'evoluzione della sua opera, una splendida parabola dal famoso scatto con frusta del 1978 all'ultimo nel 1988 con il bastone dal manico a forma di teschio.

Tra tutto l'intrigante materiale trattato nel libro (qualcuno forse potrà ancora divertirsi a scandalizzarsi sugli aneddoti di perversioni leather, sesso, droga e rock'n'roll) ho amato molto il racconto Fritscher sul modo in cui l'ambizioso Mapplethorpe ha messo deliziosamente in pratica almeno 6 lezioni della pop-Art, lezioni sempre comode per il giovane artista in cerca di successo:

1. Essere informati.
2. Moltiplicare.
3. Saccheggiare a piacere (la cultura).
4. Lavorare (molto).
5. Trasformarsi in un'azienda. 
6. Fare di se stessi un'opera d'arte. 


Come?


28 aprile 2016

Atelier

Non c'è molto da fare in un posto del genere, tranne quello che sei venuta/o a fare ovviamente. Si parla poco, solo il necessario.

Le stanze sono due, una principale, con un soffitto altissimo e il soppalco in legno. Al centro c'è la postazione della modella: un materasso, un drappo bianco di cotone, una scatola di legno, un paio di lampade da usare all'occorrenza e una piccola stufa elettrica.

Sulle pareti bianche ci sono alcune file di cavalletti di legno ripiegati e le tavole di legno, sul quale va sistemato il foglio da disegno, fissandolo con lo scotch di carta. Le tavole sono tutte macchiate di pittura, dagli studenti delle ore precedenti.
Noi usiamo quasi solo il carboncino. Alcuni osano i pastelli ad olio.

D'inverno fa molto freddo, bisogna riscaldare bene la stanza, altrimenti non è possibile lavorare con la modella. Alle volte, per sostituirla, usiamo un busto di gesso, di stile greco.
C'è un busto maschile e un busto femminile. Li usiamo entrambi, per studiare il gioco delle ombre. 

Le ore in un posto come questo sono brevi.
Gli occhi studiano a guardare, le mani a tracciare segni.
Tu ti illudi di rappresentare qualcosa che in realtà non cogli.


Febbraio II

7 settembre 2015

Patti Smith e Robert Mapplethorpe, due "Just Kids" dal libro alla serie Tv


Patti Smith & Robert Mapplethorpe, Coney Island boardwalk, Sept. 1, 1969


Serve. Sempre, anche quando vai a fare la spesa: serve una marcia in più, un po' di intuizione in più, di lungimiranza in più. E allora tocca tocca ispirarsi, cercare qualche strumento utile.

Di recente mi hanno ispirato in questo senso dei libri che hanno a che fare con la musica. Saggi, per la maggior parte, ma anche biografie, raccolte di interviste o cose così. Ti fanno entrare nella testa degli artisti o ti raccontano le vite incredibili, ti raccontano l'impossibile e tu (e io) stai lì a ravanare in mezzo a tutto questo materiale fighissimo cercando di capire cosa puoi cavarci.

A questo proposito (cioè di materiale fighissimo) non mi ha lasciato indifferente la notizia, abbastanza recente [11 agosto 2015], che Just Kids, il libro di Patti Smith nel quale racconta alcuni anni della sua giovinezza e l'incontro con il fotografo Robert Mapplethorpe - edito in Italia da Feltrinelli - diventerà presto una serie tv, di cui l'artista sarà co-autrice e co-produttrice. Ne ho letto i dettagli qui su Rolling Stone America e sull'Huffington Post (dove fanno un divertente toto-protagonisti).

Just Kids è stato l'unico libro che è riuscito ad incollarmi alle sue pagine per più di qualche mese nel corso di quest'anno. L'ho letto molto e spesso. Ne ho praticamente bevuto ogni parola, ogni lettera, cercando di assimilarne il più possibile. Ne ho comprate anche due copie [ok, questo per sbaglio].

Credo che abbia due grossi meriti.


29 agosto 2014

E di lavoro che fai?

Una scena di Ecce Bombo, film cult di Nanni Moretti

Michele: Senti che lavoro, me n'ero dimenticato, che lavoro fai?
Cristina: Be', mi interesso di molte cose: cinema, teatro, fotografia, musica, leggo...
Michele: E concretamente?
Cristina: Non so cosa vuoi dire.
Michele: Come non sai, cioè che lavoro fai?
Cristina: Nulla di preciso.
Michele: ... Come campi?
Cristina: Mah... te l'ho detto: giro, vedo gente, mi muovo, conosco, faccio delle cose.

Amo alla follia questo film di Moretti, non ho resistito a giocarci su.

In realtà, è da poco che per la prima volta mi è capitato di raccontare - e leggere raccontato - il mestiere che faccio, nero su bianco, in modo così chiaro che l'ha capito anche mia mamma.

È scritto tutto QUI, buona lettura.

7 giugno 2014

Venghino siori venghino

Ai Fil Gud - Con Gud, Hula Hoop Club, Roma, 18 gennaio 2014
Foto di Paola Palombi

A Panda piace...fare la mostra - con Giacomo Bevilaqua, Hula Hoop Club, Roma, 11 aprile 2014
Foto di Rossana Calbi 

"Corpicino" alla Bao Boutique Brera - con Tuono Pettinato, Bao temporay shop, Milano, 6 giugno 2014
Foto di Giorgio Salati

Offresi a scopo divulgazione fumetti spalla comica per spiritosi siparietti con pregevoli fumettisti.
Referenziata. Massima serietà. No perditempo.

Odri.

5 giugno 2014

Bao Boutique Brera a Milano!



INVITO! Domani 06 giugno 2014 alla #Baoboutiquebrera a Milano vi presento "Corpicino", il graphic novel  dell'orrore edito da GRRRzetic con il pregevolissimo autore, messere Tuono Pettinato! Vi aspetto!

Odri

21 maggio 2014

Tre allegri ragazzi morti per principianti

TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI per PRINCIPIANTI



Vent’anni in due ore / TOUR ESTATE 2014

“Per principianti”, questo è il titolo del tour estivo 2014 che celebra i vent’anni di attività dei Tre allegri ragazzi morti.

“Per principianti”, come i volumi giallo fluorescente “For Dummies” che affollano le nostre librerie dopo averci insegnato qualsiasi cosa: usare un iPod, parlare cinese, riconoscere le razze dei gatti e tutto il resto dello scibile umano.

L’idea è quella di proporre dal vivo a chi si avvicina solo ora al trio mascherato di Pordenone una panoramica antologica completa, simile ad un "greatest hits",  per insegnare a tutti come si fa ad essere un allegro ragazzo morto.

Sarà quindi un concerto all’insegna del divertimento e della musica, tutte le canzoni che sono state la colonna sonora di ormai tre generazioni.



Ecco i primi appuntamenti confermati, ce ne saranno altri:

- 06 giugno Segrate (MI) - Miami Festival
- 14 giugno Trieste - Etnoblog Estivo
- 19 giugno Ancona - Gulliverock
- 20 giugno Porto Sant'Elpidio (FM) - Aspettando Bandiera Blu
- 23 giugno Sansepolcro (AR) - School Night
- 27 giugno Saronno (VA) - Bandzilla Festival
- 28 giugno Foresto Sparso (BG) - Forest Summer Fest
- 01 luglio Bologna - Bolognetti Rocks
- 16 luglio Parabiago (MI) - Rugby Sound Festival
- 19 luglio Azzano X (PN) - Fiera della Musica
- 23 luglio Torino - TBA
- 24 luglio Chiuppano (VI) - Isolon Festival
- 26 luglio Soliera (MO) - La Tempesta, l’Emilia, la Luna
- 31 luglio Montecosaro (MC) - Mind Festival
- 01 agosto Giulianova (TE) - Piazza
- 03 agosto Pulsano (TA) - Villanova
- 08 agosto Cagliari - Teatro Civico

 #tarm20, una festa lunga un anno.

La Tempesta Concerti 
e-mail: concerti@latempesta.org
tel: +39 392 9152699

Ufficio stampa 
Daniela Odri Mazza
e-mail: odri.mazza@gmail.com



10 aprile 2014

Anvedi Panda alla mostra!


Sono lieta di invitarvi domani 11 aprile 2014 alle ore 19:30 all'inaugurazione di "A Panda piace… fare la mostra", personale di Giacomo Bevilacqua a cura di Rossana Calbi, a Roma presso l' HulaHoop Club in via Filippo De Magistris 91/93.

Con piacere ho accolto il nuovo invito di Rossana a tornare all'HulaHoop (dopo l'evento dello scorso gennaio) e arrivo a presentare al pubblico, per l'occasione, il Panda più tenero e buffo dei fumetti e a fare quattro chiacchiere con il suo autore.

Vi anticipo che ci saranno quaranta stampe in edizione unica e dieci pagine in esclusiva di "A Panda Piace L'Avventura VOLUME 3" ed. Panini Comics, in tutte le edicole dal 15 Aprile.  

Se volete avere tutti ma tutti i dettagli leggete QUI o se preferite Facebook QUI.

Da parte mia posso dire di essere una fan di Panda della prima ora, a Odri piace Panda!


11 marzo 2014

Il più grande ammiratore


Forse ho visitato la mostra di unastoria al Museo Wow Spazio Fumetto con il più grande ammiratore vivente delle opere di Gipi.

Ma anche se così non fosse, è stato divertente lo stesso.


9 marzo 2014

Heroes

"Heroes" di David Bowie, LP (1977)

Tra gli oggetti che porterei con me su un'isola deserta c'è sicuramente questa copia di "Heroes" del 1977, che mi ha sempre accompagnato nelle varie case che ho cambiato.


18 febbraio 2014

Gipi: mostra al Wow di Milano


Sabato 15 febbraio 2014 prendo la mia macchina fotografica ed esco di casa canticchiando "Love will tear us apart again" dei Joy Division. 

Sto andando a fotografare per Fumettologica la mostra di Gipi al museo WOW Spazio Fumetto di Milano. Più 100 disegni, con le tavole originali di unastoria (il candidato al premio Strega edito da Coconino Press-Fandango), bozzetti, illustrazioni e inediti. 

Mi è piaciuto soffermarmi sui dettagli, osservare lentamente. 

Trovate una selezione dei miei scatti qui:



E si, all'inaugurazione c'era anche Gipi, intervistato per l'occasione da Matteo Stefanelli


C'è tempo per visitarla fino al 16 marzo 2014.



17 febbraio 2014

Speciale Fumetto


Tempo fa mi hanno chiesto di collaborare allo Speciale Fumetto di FuoriAsse (Officina della cultura), selezionando degli autori da intervistare. 

La mia scelta è caduta su Tuono Pettinato e Maicol&mirco due affermati (si questa è un'affermazione) autori contemporanei, che lavorano in modo molto differente ma condividono un certo spirito, che poi è quello del gruppo dei "Fratelli del Cielo" (ex Superamici, nell'introduzione vi spiego tutto, basta che vi mettete a leggere). 

Allora, in questo speciale ci sono 9 paginette curate da me e zeppe di immagini e interviste: indaghiamo con Tuono Pettinato sul suo ultimo graphic novel "Corpicino" uscito con Grrrzetic e filosofeggiamo sui libretti rossi di Maicol&mirco, "Gli scarabocchi di maicol&mirco"(Rombolab) a partire dall'ultimo nato: "Sono Mario?"

Trovate tutto qui (pp.29 a 37):
http://www.cooperativaletteraria.it/index.php/fuoriasse/99-fuoriasse-speciale-fumetto/334-fuoriassespeciale-fumetto.html

Se siete pigri e non vi va di scaricare il pdf, sfogliate online qui:
http://www.youblisher.com/p/827045-FuoriAsse-Speciale-Fumetto/


P.s. la foto di me rockeggiante - quando ero bionda - è solo un diversivo.


5 febbraio 2014

Interviste a Davide Toffolo.


Nel corso del mese di gennaio sono apparse, tra gli articoli di Fumettologica, due interviste che ho fatto a questo allegro ragazzo morto che si chiama El Tofo, il cantante dei Tre allegri ragazzi morti, meglio conosciuto in ambito accademico come Davide Toffolo, quello di Pasolini.

L'occasione per incontrare questo autore, musicista, rockstar, di un immaginario per cui provo molto amore è stata l'uscita del suo nuovo libro a fumetti, Graphic novel is dead.


La prima è una puntata della rubrica #tavolidadisegno:



Nello studio di Davide Toffolo

in cui abbiamo chiacchierato di "come" lavora, documentando il suo studio di Pordenone con una classica bella gallery di foto.




La seconda è una puntata della rubrica #profili:




Davide Toffolo: Venti anni da allegro ragazzo morto tra fumetti e musica. Intervista

Qui parliamo di quello che c'è stato (gli esordi della carriera) e di quello che ci sarà (i nuovi progetti e l'anno di festeggiamenti per i primo 20 anni dei TARM), passando per quello che c'è stato in mezzo: l'artista e le sue opere (con altre belle foto).

Ecco un brevissimo estratto:

" [...] Il fumetto vive di forme, di oggetti. Con la graphic novel è la prima volta nella storia del fumetto mondiale che esiste una forma diciamo globalizzata per il fumetto. La prima volta. Ed è proprio la forma fisica cioè la dimensione, 17×24, la quantità di pagine, il fatto che sta in libreria, venduto come un libro. Se penso al fumetto, penso ai comic book americani (24 pagine a colori), penso al fumetto d’avventura italiano (96-100 pagine, bianco nero), penso al cartonato francese (48-64 pagine a colori), penso ai sudamericani (che da noi sono arrivati in giornalini antologici), penso ai manga giapponesi. E invece la graphic novel, una forma condivisa e globalizzata, puoi produrla a Pordenone come a Istanbul o New York o Berlino".

Se ancora non l'avete fatto, vi consiglio di leggerle.

13 gennaio 2014

Cose da fare a Milano e a Roma

Gennaio!



Così cantava Federico Fiumani nel 1989, quell'anno di svolta in cui prese su di sé l'onere e l'onore di essere da allora la voce (oltre che l'anima) dei Diaframma, iniziando tutto proprio dall'EP "Gennaio".


Uso questa introduzione poetico-programmatica per dire che vi consiglio di iniziare questo gennaio 2014 con tre eventi [ai quali ho avuto il piacere di collaborare, in differenti modalità] -  a cui assolutamente partecipare:

1.


Il primo è a Milano ed è un musical a bassa fedeltà, si intitola "Cinque allegri ragazzi morti IL MUSICAL LO FI", ed è appunto un "musical a bassa fedeltà" tratto dall'omonimo lavoro a fumetti di Davide Toffolo, per la regia di Eleonora Pippo (Pubblico Teatro). Al Teatro Litta, dal 16 al 20 gennaio 2014 [ nel momento in cui scrivo le date sono già sold out!]
Sul palcoscenico quattro artisti ventenni bravissimi: Mimosa Campironi, Maria Roveran, Libero Stelluti e Matteo Vignati e lo stesso Davide. Le musiche sono dei Tre allegri ragazzi morti.
Per sapere tutto tutto quello che c'è da sapere su questo progetto fate un giro sul blog ufficiale:
http://cinqueallegriragazzimortiilmusical.blogspot.it/ per l'ufficio stampa potete fare riferimento a me.

***aggiornamento: 
Sempre nel mese di gennaio, il 30, una data unica straordinaria del musical a Roma, presso le Carrozzerie n.o.t di Via Panfilo Castaldi 28a (Zona Testaccio). Anche qui sold out!



2.


Il secondo è a Roma ed è una mostra in bianco e nero dedicata ad un autore di fumetti con cui ho avuto il piacere di lavorare per qualche tempo e che da sempre considero un mio giovane maestro: Gud. L'evento si intitola "AI FIL GUD" ed espone lavori che raccontano impressioni, sensazioni, immagini, sapori: dai report a fumetti dei suoi viaggi e alle vignette-commento delle puntate di Masterchef in TV. La curatrice della personale è la bravissima Rossana Calbi. S'inaugura sabato 18 gennaio alle 18,30 alla Libreria Hula Hoop (zona Pigneto) con Gud che dipinge una tela live e la sottoscritta (!) che lo presenta e poi lo riempie di domande. I lavori saranno esposti fino all’11 febbraio 2014.


3.

Infine, sempre a Roma, vi ho già parlato dell'inaugurazione il 5 gennaio della mostra "Gendersheet", che vede esposto un mio disegno. Si può visitare, presso Tuba, fino alla fine del mese.


2 gennaio 2014

Gender sheet




Inizio l'anno in mostra. Ho partecipato a questa call pubblica, aperta e gratuita, rivolta a disegnatrici e disegnatori, illustratrici e illustratori che si chiama Gendersheet.

L'idea che mi è era piaciuta era quella del grande circo delle rappresentazioni che raccontano generi corpi e sessualità: modelli estetici, politici, commerciali e religiosi dominanti, decostruirli e rifiutarli, un'occasione per rifletterci o comunque lavorarci su, tutto in una tavola.

Ecco l'appuntamento per l'opening:

05 gennaio 2014 - ore 18:00 
Roma, Pigneto 


Questo è un indizio che vi lascio:




Il prossimo appuntamento con Gendersheet è al Crack! 2014



3 dicembre 2013

Il Nao di Brown

Glyn Dillon dedica a Lucca

Il Nao di Brown, è una storia che parla di disagio interiore e della conseguente ricerca di un equilibrio che sia il più vicino possibile a quella cosa chiamata felicità.

L'autore, il britannico Glyn Dillon è stato recentemente in Italia per due appuntamenti, ospite dell'editore Bao Publishing. Prima al Treviso Comic Book Festival (quando ho letto il suo libro la prima volta) e poi a all'appena trascorsa edizione di Lucca Comics and Games (quando ho riletto il suo libro per la terza volta - si, lo so, ma ne valeva la pena - che dentro c'è veramente "tanta roba").


Glyn Dillon, Il Nao di Brown, dettaglio

Nel frattempo, a fine novembre 2013, ha vinto anche il premio "Best Book" ai British Comic Awards. Io gli ho chiesto di incontrarci per per scambiare due chiacchiere su questo lavoro proprio a Lucca, tra una dedica e l'altra abbiamo trovato qualche minuto per un'intervista, che trovate in italiano QUI (sul blog del @rrobe) e in lingua inglese QUI (nella nuova sezione di questo blog, dedicata alle interviste ai fumettisti, in english of course).


The Nao of Brown

The Nao of Brown, is a story that talks about inner discomfort and a consequent search for a balance, something as close as possible to that thing called "happiness". The british author, Glyn Dillon has recently been in Italy, with his italian publisher Bao, for two appointments. Earlier at Treviso Comic Book Festival (when I read his book the first time) and then to the newly passed edition of Lucca Comics and Games (when I re-read his book for the third time - yes, I know, but I think there's so much "stuff" in this work that I wanted to to go deep to the heart of the book). I asked him to meet us to have a small talk about this graphic novel just in Lucca, so we found few minutes for this interview.

We spoke about:

#The title#The cover#The washing machine theme#Gregory#Nao #Meditation #Hafu#London#Comics is dangerous work#Technique (in drawings)


Glyn Dillon signing at Lucca Comics and Games 2013



#The title 

Me: Well, let's start talking about the title "The Nao of Brown". At the beginning of the story there's the meeting between Steve and Nao and Steve says something like: "Excuse me, is that the Nao of Brown?" He said "The Nao". Please tell to your italian readers...it's a joke, isn't it? :) 

GD: Well I have a friend, Chloe and her last name is Brown, and we call her "The Chloe of Brown". It's just a silly joke we do with my friends, like ‘The Duke of York’, as if “Brown” was a place. The name Nao came from a friend of mine introducing me to his Japanese girlfriend called Nao. I thought it was such a great name for a character because it’s pronounced the same as ‘now’.

#The cover 

Me: Now I'd like to stay a while observing the cover. I know that when you started this project the cover was totally different. The subject on the first version I’ve seen on your website was "Abraxas" (which is kind of an allegory for Nao, in a story within the book). Could you tell me something about this transition from the first one to the finished one? 

GD: I started with that one because I felt In a lot of ways it summed up many things, because it was black and white, black and white thinking is a problem that comes with OCD. There's the polarity theme, and the fact it was light and dark, and with a spot light on "Abraxas". I felt it summed up a lots of things.


The Nao of Brown, first cover 



But I did it a long long time ago, and when my publisher was at a book fair, talking to a French publisher, they said "We’d love to do the book but we don't' think the cover will work…" And because I’d done it a long time ago I was able to see, maybe they were right. It did sum up certain elements but it didn't really capture, what would be the majority of the book, it as well as it could do. So I decided to do another cover. But I had to do it very quickly because we were up against the deadline. So in two days I came up with that cover:

The Nao of Brown, definitive cover



Me: Well, you're a genius! It collected perfectly all the key elements of the story. 
GD: Ha ha!!, I'm not a genius! Sometimes things happen and come out like that, things fall into the right place. I was lucky.

#The washing machine theme 

Me: I think the girl with the washing machine head is one of the best icon I've ever seen on a graphic novel cover. Is it true that your son was afraid of this home appliance? 

GD: Yes, he was scared of it. But not when it was on and going round, but when the door was open and there was just a dark hole. A really dark hole… he definitely didn't like it.

Me: So you took inspiration from your home life.
GD: Oh, yes, a lot. I worked at home, upstairs.

A page from The Nao of Brown 


#Gregory 

Me: Gregory can fix washing machines but can't fix problems in Nao's mind. But, in a different way their relationship, works as help for each other. First of all, I want to ask you why did you chose this kind of big black bearded man man? :D Maybe the correct question is: Is it born before the Ichi character or the Gregory character? 

GD: Originally Gregory was going to be the main character it was going to be a very very different book. And he was gonna be obsessed with Ichi and Nao... she was gonna be his love interest. But then she became more interesting… she kind of stepped forward into the spotlight. I’d already given him, a lot of thought, so he was a quite a well rounded character to start with. But everything just shifted when I decided to give Nao OCD, she became more important, it was obvious everything must be about her.

Me: Gregory is not the typical English man I imagined.... 

GD: Oh, I don't know!

Me: I mean, the "british man" I could imagine in a stereotypical view...

GD: Well, I don't know what that is from your perspective…. because I'm an English man!

But I can say that I didn't want him to be typically handsome. I liked the idea that he would be big, with his chunky fingers and big hands but at the same time poetic, and being able to recite poetry and have a poetic heart...soft on the inside but from the outside he looks like a rugby player.

Detail, The Nao Of Brown 


#Let's talk about Nao.

Me: She's so pretty, she's cute. I love all the shade of emotions that appear on her face. She's so "real". Is it true that you were inspired by a "rock'n'roll muse" the "Bikini kill’s" singer Kathleen Hanna? 

GD: Yes, I like Kathleen Hanna, you saw the photo on my website?! When I was starting out, I was listening to music that I thought Nao would like, so...I wasn’t a huge fan of “Bikini Kill” when I was younger but I thought that Nao would be. So I started to listen to all that stuff and got into it, then her other band “Le Tigre”, who’re great, so I listened to a lot of music that I didn't know before, in effort to create Nao. Because I didn't want her to be just a version of me and my tastes. So yes, in that way I think Kathleen Hanna was a big inspiration for me.


Kathleen Hanna's  Bikini Kills


#The illumination point: Meditation 

Me: When Nao goes to the buddist centre, it seems she is looking for a practice, in addition to her "homework". Is this true? You explain in your website that you started meditation as a healthy daily habit. Can you tell us something about it? 

GD: When I was learning meditation, It was the same time that I was learning about my wife's OCD, and one of the my fellow students was describing how, when she tried to meditate, the thoughts would just keep coming and coming and coming and she felt frustrated because she thought the point of meditation that was to try and "stop thinking". So, the thing is, if you try to do something like that in meditation it's impossible. It's kind of like if you waggle a stick in a bucket of water and then stop… eventually the water settles on it’s own. It's not trying to settle… It settles naturally, without effort. That's what meditation is like. So it just reminded me, I saw parallels between that woman’s frustration and the frustration of someone who has OCD, when the thoughts keeps coming and coming and coming. So I felt the two they could go together. And after that I learned that lots of people that have OCD find meditation actually helps. So I researched into that and started to created the character.

#Hafu 

Me: We can say that the Hafu characteristic of "Nao" is a methaphor of your two artistic inspiration, both from european and japanese comics?

GD: Yes, that’s true. I like that because I'm a big fan of european comics (bande dessiné and fumetti) and I became more of fan of manga while I was writing the book. I’d been a fan of Katsuhiro Otomo for a long time but I was getting into new manga and was definitelly influenced by them.

Me: I want to say that I've heard you mention as sources of inspiration also Moebius and the Star Wars! 

GD: Yeah, absolutely!
   
Detail, The Nao of Brown

#London 

Me: In which areas of London is the story is set? Why did those places? 

GD: Nao’s flat is my flat, where I live now. I wanted it to feel very real, so I drew all the local areas I love. The Buddhist centre is the buddhist centre I used to go to, and all the pubs are real, there's one in Soho... I think I managed to include all the flats I’ve ever lived in, in London. So when Steve is trying to put the key in his door, when he is desperate to go to the toilet, that is a flat I used to live in, in Kings Cross. And then when we see him running, in the background there's another flat, you can see my old bedroom window. So your fan can came to London and do the Nao Trip! Yes, the “Nao Tour”. Mostly in the north and north-west of London… and Soho. Well, in the future I will do it!

#Doing comics is dangerous work 

Me: I read in an interview from Paul Gravett that The Nao of Brown required an effort so intense that you ended up in hospital two weeks after the completion of the book. Is this true? 

GD: The last year doing the book I had to do it seven days a week, starting at 9:00 in the morning and finishing at 03:00 in the morning. So, really long days, and seven days a week. I’ve always had a bad back anyway, but when I was finished – also during the middle I’d had problems with tendinititis, for about two weeks I couldn't even hold a pen, so it was really annoying but I had to go on and finish… so when I was finished my back suddenly went and I was in agony and I went to hospital and stayed in for five or six days.

Me: Comics artist is a dangeros job! 

GD: Yes, dangerous work, and no-one knows!


Glyn Dillon signing after the interview


#Technique

Me: Let's finish this talking about tecnical skills. It's the first time that you write and draw a book by your own. What about your technique? 

GD: I didn't want to use ink because a long time ago, when I did comics, I didn't enjoy inking, I always enjoyed the pencilling and I felt the line had more life to it… and with inking it, I wasn't able to mantain the energy of the line. But at the time we didn't use computers… Now with my home scanner and the computer, I can just adjust the darkness of the line in photoshop and it was fantastic for me because it allowed me to keep my pencil line as the main line, but also because I spent fifteen years storyboarding film and television and I did that always in pencil, so now I had a clean line with the pencil. So, I was so much more comfortable with that method and I knew that, for the task of doing two hundred pages, I wanna to be really comfortable.

P.s. Meanwhile, he has won the Best Book prize at this year’s British Comic Awards at Thought Bubble Festival in Leeds (november, 2013).

27 novembre 2013

Diaframma, preso nel vortice

Una volta Federico Fiumani mi ha chiesto:
«Qual'è secondo te il gruppo che fa i migliori concerti live, in Italia?»

Io ho risposto a bruciapelo:
«I Massimo Volume».

Ops!